La Confederazione Italiana agricoltori dell’Umbria segnala, ancora una volta, la scarsa attenzione nelle misure agroambientali del PSR al sostegno delle aziende agricole biologiche. “L’insoddisfazione, denunciata da molti imprenditori agricoli, nasce, - secondo Brugnoni, presidente regionale della Cia – dalla forte riduzione dei premi rispetto al precedente PSR 2000-2006 e dalla impossibilità per le aziende biologiche di beneficiare delle risorse della nuova programmazione 2007-2013, che derivano dalla combinazione tra diverse azioni. Opportunità quest’ultima invece concessa per le misure agroambientali, alle aziende che praticano agricoltura integrata, mediante altre tecniche ecocompatibili. Pertanto- continua Brugnoni-, oltre al danno anche la beffa, infatti, a pratiche più rigorose e rispettose dell’ambiente seguite dalle aziende biologiche, corrisponde una minore intensità dei premi e una non comulabilità con altre azioni.
Inoltre sottolinea la Cia, rimangono ancora escluse dal premio a biologico le superfici investite a foraggere, leguminose , prato e prato pascolo, colture invece, agronomicamente importanti per garantire la fertilità del suolo nel metodo biologico . Ulteriore motivo di penalizzazione per il settore, dichiara sempre la Cia, risulta la mancata estensione dei rimborsi dei costi di certificazione a quelle aziende che hanno aderito alle misure di sostegno al metodo di agricoltura biologica con il vecchio PSR.
Vista la crisi grave in cui versa il settore in generale e considerata la forte sofferenza delle aziende agricole biologiche in Umbria, per la Cia è alto il rischio nella nostra regione, di un’ulteriore abbandono delle superfici coltivate a biologico, scese già nel 2009, secondo i dati SINAB, (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica) dell’8,1%. E’ necessario quindi, per la stessa Confederazione, sostenere maggiormente l’ attività delle imprese agricole biologiche, prioritariamente, attraverso l’accesso a tutti i benefìci previsti dal Programma per lo sviluppo rurale dell’ Umbria e con la obbligatoria revisione dei premi inderogabilmente da indicizzare, riconosciuto che l’ agricoltura biologica rappresenta una grande risorsa per l’ Umbria ed un’opportunità per qualificare ulteriormente le produzioni agricole e agroalimentari e per valorizzare e promuovere l’identità, la vocazione e l’immagine del territorio regionale. Occorre, infine, che il Ministero per le Politiche agricole e l’Assessorato all’Agricoltura della regione dell’Umbria, attivino in tempi rapidi le risorse del Fondo d’ azione nazionale per il biologico, per consentire la fornitura di servizi specialistici di assistenza tecnica e di promozione riservati alle imprese biologiche.
“E’ importante che le Istituzioni competenti” - conclude il presidente della Cia , Domenico Brugnoni - “sostengano maggiormente l’ agricoltura biologica nella quale sono impegnate in Umbria oltre 1000 aziende con una superficie di circa 40mila ettari, che coltivano cereali, legumi, vino, olio, ortofrutta, e allevano capi bovini, ovicaprini ed avicunicoli senza utilizzare prodotti chimici di sintesi, svolgendo in tal modo una funzione insostituibile per l’ economia, l’ ambiente, e la salute dei consumatori”.
Perugia,13 gennaio 2010
