Cia Umbria propone la spesa dai produttori locali attraverso un nuovo portale e, grazie agli Agrichef del territorio, il menù tradizionale a domicilio

Perugia – Con i ristoranti e gli agriturismi chiusi, il pranzo di Pasqua al tempo del Coronavirus si prepara a casa propria e si consuma nell'intimità famigliare. Cia-Agricoltori Italiani Umbria lancia due proposte per non perdere le tradizioni gastronomiche regionali. La prima è il portale https://iprodottidalcampoallatavola.cia.it, con 800 aziende agricole in tutta Italia e oltre 20 in Umbria a oggi (ma le iscrizioni sono in continuo aumento). Basta collegarsi, cercare l'Umbria e scegliere l'azienda più vicina da contattare per compiere gli ordini. Tantissimi i prodotti disponibili: dalla verdura di stagione alle uova bio, dalle farine speciali ai legumi tipici del territorio, ma anche carni bovine e pollame, formaggi, confetture e frutta a km0. E poi ancora lo zafferano umbro, l'olio extravergine d'oliva e i vini del territorio. Tutto il sapore e le genuinità delle nostre eccellenze agroalimentari a portata di click, senza uscire da casa.
"Consegniamo i prodotti nel raggio di 20 km, - racconta Patrizia Bittarelli dell'omonima azienda agricola che si trova a Castiglione del Lago - Ma ho avuto richieste anche da Torino e Modena, e allora ci siamo organizzati con un corriere, dividendo i costi di spedizione con il cliente. I prodotti più richiesti sono la fagiolina del Lago Trasimeno, presidio slow food, e le nostre farine. Ne abbiamo diverse varietà: Senatore Cappelli, Verna, Bologna, farro, mais e anche la farina di ceci. Tutte macinate a pietra e quasi sempre bio".
E se c'è chi nel giorno di Pasqua vuole sentirsi come in agriturismo, coccolato dalle leccornie della tradizione pasquale umbra, senza prendere in mano un mestolo, allora la soluzione è il pranzo preparato dagli Agrichef Cia Umbria. Un esempio sono i fratelli Giorgio ed Enrico Cesari dell'Agriturismo Pomonte, a Orvieto Scalo, che insieme alle loro mogli hanno pensato a un pranzo completo da consegnare a domicilio la domenica di Pasqua.
"Al momento l'attività agrituristica e il ristorante sono fermi, così - spiega Giorgio - abbiamo cercato di offrire un servizio diverso. Per la Pasqua prepareremo un pranzo secondo la tradizione umbra, che consegneremo nelle case dei clienti con tutte le accortezze sanitarie. Un antipasto con pizza al formaggio di Pasqua, crostini con paté di fegato, affettati locali e formaggi del Pomonte. Come primo piatto pasta al forno, quindi sfoglia all'uovo con il ragù di carne e, infine, cotolette fritte di agnello o fettine di vitellone". Un pranzo a domicilio che potrebbe essere il primo di una lunga serie. "Viste le incertezze sulla riapertura delle attività, - dice l'Agrichef Cia dell'agriturismo Pomonte - stiamo pensando di proseguire questa esperienza del catering e dell'asporto anche dopo Pasqua. Ci rendiamo conto che le abitudini stanno cambiando: la quarantena fa riscoprire nuovi valori in famiglia, e tutti andiamo incontro a un periodo difficile economicamente, in cui uscite e pranzi fuori saranno rari".
Infine, per il pranzo di Pasqua in casa, non dimentichiamo di rallegrare l'atmosfera con qualche pianta in casa. L'ultimo decreto di Conte ha autorizzato i vivai al commercio al dettaglio. Secondo Cia, lo scopo, oltre che economico, è anche curativo. Non dimentichiamo gli effetti positivi sull'umore che derivano dal prendersi cura di piante e fiori in casa.
"Abbiamo riaperto al pubblico e facciamo anche consegne a domicilio - racconta Sandro Gervasi, titolare di un vivaio di Spello - Il nostro appello è acquistare orchidee, ortensie e azalee per la casa, disponendole dove la luce è moderata. La primavera per noi florovivaisti è la stagione fondamentale. Se saltano le vendite, salta il 70% del nostro fatturato annuale. E purtroppo già adesso registriamo un calo di 50mila euro, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno".
In questa fase, Cia Umbria sottolinea ancora una volta l'importanza di sostenere, ognuno come può, l'economia locale. Acquistando cibo umbro e prodotti autoctoni, nella convinzione che solo attivando la rete di responsabilità e solidarietà reciproca potremo ritrovare un equilibrio sociale ed economico.

Per approfondimenti e interviste:
Emanuela De Pinto
Ufficio Stampa Cia Umbria
Cell. 340.90200423
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Il Presidente Bartolini: "Accelerare le istruttorie relative al Psr, per permettere il pagamento immediato da Agea: serve liquidità per affrontare il blocco delle entrate"

Perugia - Sospendere il pagamento di Imu, Irap, Tari, oltre ai mutui per le aziende agricole dell'Umbria. È la richiesta che Cia-Agricoltori Italiani Umbria porterà questo pomeriggio, 5 marzo, alla riunione che si terrà nella sede della Regione Umbria tra l'Assessore regionale allo Sviluppo Economico, Michele Fioroni, e tutte le organizzazioni datoriali, di categoria e i sindacati dei lavoratori.

Il Decreto del Governo ha fermato anche l'Umbria per l'emergenza Coronavirus. Capiamo la necessità sanitaria di bloccare per quanto possibile il contagio, chiudendo le scuole e annullando manifestazioni ed eventi, ma queste misure inevitabilmente hanno causato anche il blocco del sistema economico nazionale, Umbria compresa. In questa situazione, però, è facilmente intuibile la difficoltà delle aziende nell'ottenere liquidità per pagare rate, mutui, prestiti, fidi, dipendenti, tassi fornitori. Sospendere il pagamento dei tributi locali da parte della Pubblica Amministrazione significherebbe lasciare in azienda la liquidità necessaria per non bloccare il circolo economico vitale dell'azienda stessa.
Già qualche giorno fa abbiamo denunciato la grave situazione in cui versano gli agriturismi del territorio regionale che, in poche ore, hanno ricevuto cancellazioni sulle prenotazioni di Pasqua. Questo comporta, come effetto domino, anche un drastico calo per i ristoratori e, di conseguenza, per le aziende agricole che vedono diminuire le richieste di approvvigionamento per i cibi made in Umbria. Viene da chiedersi, come si può pagare una tassa sui rifiuti quando, per effetto delle disdette da Coronavirus, non se ne producono affatto? A tutto questo si aggiunga lo stop dell'export. Il risultato è una pesante ricaduta economica con la quale la Regione deve fare i conti, predisponendo una task force per monitorare in modo costante la situazione dell'Umbria e cercare soluzioni concrete che diano respiro ai datori di lavoro.
Ecco perché oggi al tavolo istituzionale, Cia Umbria chiede con urgenza la sospensione delle tasse per le aziende agricole e le strutture ricettive, ma non solo.

"Occorre ragionare anche sul Psr – dichiara Matteo Bartolini, Presidente Cia Umbria – . Chi si è impegnato ad affrontare un investimento partecipando a un bando del Piano di Sviluppo Rurale oggi si trova nell'incertezza e nell'immobilismo totale, per cui non sa se potrà portare a termine il progetto e rendicontare le spese sostenute. È necessario valutare nuove misure di sostegno bancario e, dalla Regione, garantire l'avvio del cofinanziamento per la parte già investita. Inoltre – continua Bartolini – in questa fase è fondamentale accelerare tutte le istruttorie relative al Psr, per permettere il pagamento immediato da Agea. Se, come prevenzione per l'emergenza Coronavirus, le entrate delle aziende sono quasi azzerate, allora è giusto trovare il modo di generare liquidità per affrontare la situazione ed evitare il rischio di recessione economica dell'intero territorio regionale. Chiediamo una ripartenza collegiale: parti sociali, istituzioni e cittadini. Da questo virus ne usciamo solo con un contagioso atto di solidarietà regionale".

Per approfondimenti e interviste:
Emanuela De Pinto
Ufficio Stampa Cia Umbria
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Ferme le assunzioni dei lavoratori stagionali, a rischio la stagione estiva  - Turismo Verde Cia: urgenti misure a sostegno del reddito delle strutture ricettive

Perugia – Crisi nera per gli agriturismi umbri, con un calo fino al 100% sulle prenotazioni di Pasqua. L'Italia, ora al terzo posto per numero di contagi da Coronavirus, è una meta sconsigliata dai Paesi esteri e anche l'Umbria sta avendo durissime ripercussioni sul comparto turistico. Se l'emergenza sanitaria non si riduce in tempi brevi, le strutture ricettive rischiano di vedere andare in fumo l'intera stagione estiva.
"La situazione è drammatica, peggio del terremoto - racconta Rinaldo Giannelli, titolare dello storico Agriturismo Il Cerretino, a Città di Castello, e socio Cia Umbra - Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto disdette per paura di contagio da Coronavirus e molti clienti storici, che da 20 anni vengono qui da noi dall'Olanda e dalla Danimarca soprattutto, ad oggi non hanno neanche chiamato per confermare la consueta prenotazione per le vacanze estive".
La cancellazione delle prenotazioni si porta dietro una serie di danni economici indiretti. "Di fatto, pur senza ospiti, dobbiamo continuare a sostenere le spese fisse, Tari, Imu, le tasse anticipate anno per anno – continua Giannelli - . Ad oggi ho già avvisato i miei dipendenti stagionali, cuoca, aiuto cuoca, giardinieri e addetti pulizie, che se non cambierà in fretta la situazione non potrò garantire loro il lavoro".
"Se è vero che non si può fare un appello ai turisti, per rassicurarli dicendo loro che l'Umbria non sarà colpita dal Covid19 nelle prossime settimane, come non lo è ad oggi, - dichiara Matteo Bartolini, Presidente Cia Umbria - è altrettanto vero che non sono più rinviabili misure straordinarie di sostegno alle imprese agrituristiche su tutto il territorio nazionale, come richiesto da Turismo Verde- Cia Agricoltori Italiani". La Cia chiede il differimento dei pagamenti dei contributi previdenziali e quelli dovuti dai datori di lavoro ai dipendenti, delle imposte dirette e indirette, la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e l'attivazione dall'Unione Europea di strumenti necessari per stanziare risorse adeguate per i nostri agriturismi.
"Inoltre – continua Bartolini – siamo convinti che il perdurare di questa situazione si ripercuoterà come un effetto domino anche sulle attività primarie, che ad oggi reggono: basti pensare che il ristoratore che non ha più prenotazioni, riduce inevitabilmente gli approvvigionamenti dei prodotti agroalimentari. Non possiamo rischiare un altro terremoto economico".

Per approfondimenti e interviste:
Emanuela De Pinto
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